Rooms

“Le stanze sono spazi temporanei in cui cerco di sentirmi a casa portandomi alcune cose, ricalcando azioni e rituali del mio quotidiano, uno spazio d’intimità, anche d’introspezione e solitudine.
In questi video compio azioni come pulire, riordinare, cucinare, mangiare,scrivere; gli ambienti e le luci sono molto diverse a seconda di quale paese mi trovo, ma la mia vita e la mia intimità vengono portate e ricostruite ogni volta, con un processo di adattamento e di ripetizione, meccanismi di protezione e del ri-conoscersi.” I video sono realizzati all’interno di stanze d’ albergo nel mondo: Dubai, Barcellona, Venezia, Burkina Faso, Cambogia, Thailandia, Istambul… Il progetto è in progress ed è composto da un parte video con la presenza dell’ artista ed una fotografica con le foto degli interni e del loro contenuto.

English version below

Rooms
di Angela Madesani

Stanze algide dall’arredamento in stile nordico, calde camere di chiaro legno massiccio tipo chalet di montagna, ma anche stanze da bagno con i sanitari variopinti che richiamano le tazzine bianche e blu del servizio buono della nonna: sono solo alcuni degli scenari di Rooms, il lavoro che Loredana Galante porta avanti da un paio di anni.
La protagonista è sempre lei, viaggiatrice e non turista, frequentatrice appassionata di luoghi e di atmosfere. In tempi di velocità frenetica, Loredana Galante, in controtendenza, trasforma i suoi viaggi in performance esistenziali. Il suo lavoro è fatto di video, di fotografie, documenti del passaggio e del soggiorno. In quelle stanze ci sono le tracce del suo vissuto: i suoi vestiti, i resti del cibo, gli oggetti. Nei video sono scene di ordinaria quotidianità: l’artista lava, cucina, apparecchia, legge. Le stanze sono i suoi teatri. Teatri in cui Loredana Galante non recita un copione scritto da altri, si tratta piuttosto della sua vita, vissuta a Barcellona, a Dubai, a Istanbul,a Bangkok, a Venezia, a Siem Reap a Trani, a Ouagadadougou o a Londra. I suoi non sono viaggi mirati. Ogni luogo dove si è trovata a soggiornare diventa un potenziale teatro di indagine.

Galante, del resto, è una sorta di artista Fluxus del nostro tempo, per lei arte e vita sono un’unica cosa, dove, tuttavia, nulla è portato agli estremi. Vi è una sorta di normalità apparente, in cui il vissuto personale può divenire collettivo.
È un modo questo per interagire con gli altri, ma sempre ponendosi al centro della sua opera.
I vuoti sono, rispetto ai pieni, il fulcro di Rooms, in un momento particolare del suo essere donna e artista alla ricerca di un senso per la propria esistenza e per la propria ricerca.
In questo lavoro, ancora in fieri, sono diversi temi della sua ricerca. Per esempio quello della memoria: il ricordo degli spazi dei quali prende e conserva appunti visivi. Un riciclo mentale che è legato alla sua bramosia di collezionismo, non solo, non soltanto di oggetti, piuttosto di momenti. Ciascuna parte del lavoro è il tentativo di entrare in un mondo, in una situazione, maggiormente significativo per una che, come lei proviene da una città di tradizione multiecnica come Genova, e che ama circondarsi di persone di provenienza diversa con le quali attraversare momenti, traghettare di volta in volta da una sponda all’altra. Il suo è un bisogno di interazione continuo con l’altro da sé: che si tratti di persone, di situazioni, all’interno di spazi lussuosi, carichi di storia o chip e globalizzati.

Rooms non è un lavoro sul movimento, sul viaggio, piuttosto sulla sosta, sulle soste. In fondo, nonostante l’apparenza, la sua dimensione preferita è quella stanziale. Questi non sono reiterati tentativi di sradicamento, quanto, piuttosto, tentativi di riconoscersi, forse di ritrovarsi in dimensioni diverse
Rooms non è un lavoro sul movimento, sul viaggio, piuttosto sulla sosta, sulle soste. In fondo, nonostante l’apparenza, la sua dimensione preferita è quella stanziale. Questi non sono reiterati tentativi di sradicamento, quanto, piuttosto, tentativi di riconoscersi, forse di ritrovarsi in dimensioni diverse. Innegabile è il fascino che esercita su Galante il mutamento di luogo, di luce, di arredamento, di contesto. In molte delle sue immagini appare la televisione, che serve a sondare e testimoniare la diversità culturale, di usi, di consumi.

Mi piace rintracciare una matrice di stampo sociale in questo lavoro così difficile da cogliere in tutta la sua interezza.
In questo lavoro, che presenta tanti momenti profondamente diversi tra loro, appare una sorta di filo rosso: il desiderio di essere nel mondo pur trovandosi da soli nella propria stanza, magari d’albergo. In Oda 301 è un sapore d’altri tempi, qui la dimensione è malinconica, sottolineata dalla musica de La rondine di Giacomo Piccini. Galante è qui in una stanza che molti anni fa aveva ospitato i viaggiatori dell’Orient Express che facevano tappa,proprio come in un romanzo di Agata Christie.
Ogni volta Loredana ricrea degli ambienti, anche attraverso cose che si porta da casa: piccole vettovaglie, oggetti di vario genere, ma nonostante ciò i suoi non sono mai set. Non ci troviamo di di fronte a fiction, piuttosto a spezzoni della sua vita, in cui nulla è forzato, per giungere all’assoluta normalità dell’esistenza. In questo caso la sua.

English version

Rooms
by Angela Madesani

Icy furnished rooms in Nordic style, warm rooms of clear hardwood kind mountain chalet, but also bathrooms with sanitary cups that resemble a colorful blue and white of my grandmother’s good service are just some of the scenarios Rooms, Loredana Galante that the work carried out by a couple of years.
The protagonist is always her, traveler and tourist, a frequent fan of places and atmospheres. In a time of frenetic speed, Loredana Galante, in contrast, turns his travels in existential performance. His work is made of videos, photographs, documents and residence of the passage. In those rooms there are traces of his past: his clothes, the remains of food items. The videos are scenes of ordinary daily life: the artist washing, cooking, appliances, law. The rooms are its theaters. Theaters where Loredana Galante not read a script written by others, it is rather of his life, lived in Barcelona, Dubai, Istanbul, Bangkok, Venice, in Siem Reap in Trani, in Ouagadadougou or London. Her travels are not targeted. Each place has had to stay becomes a potential theater of investigation.

Galante, moreover, is a sort of Fluxus artist of our time, for her art and life are one thing, where, however, nothing is taken to extremes. There is a sort of apparent normality, where personal experience can become collective.
This is a way to interact with others, but always putting themselves at the center of his work.
The voids are compared to full, the heart of Rooms, at a particular moment of its being a woman and artist in search of meaning in their lives and their research.

In this work, still under development, are different themes of his research. For example, the memory: the memory spaces of which took and keep visual notes. A mind that recycling is linked to its lust for collecting, not only not only of objects, rather than moments. Each of the work is an attempt to enter a world in a situation, a more significant that, as she comes from a tradition multiecnica city like Genoa, and loves being surrounded by people from different backgrounds with which cross moments ferrying time to time from one bank to another. His is a need for continuous interaction with each other without saying: that they are persons, situations, in luxurious spaces, loads of history or chips and globalized.

Rooms not work on movement, travel, instead on stopping on the stop. After all, despite appearances, its preferred size is settled. These are not repeated attempts to eradicate, but rather, attempts to acknowledge, perhaps find themselves in different sizes. Is the undeniable charm that Galante has on the change of place, light, furniture, context. In many of his images is television, which serves to explore and witness the cultural diversity of uses, consumption.
I like to find an array of social issues in this work so difficult to grasp in its entirety.
In this work, which has many moments widely divergent, it is a sort of common thread: the desire to be in the world while being alone in your room, maybe a hotel. Oda 301 is a taste of the past, here is the size of melancholy, underscored by the music of La Rondine Giacomo Piccini. Galante is here in a room that had hosted many years ago travelers stopped off the Orient Express, just as in a novel by Agatha Christie.
Whenever Loredana recreates environments, including things you bring from home: little food, many objects, but nevertheless its never in September We are not faced with fiction, rather pieces of his life, where nothing is forced to reach the absolute normality of life. In this case his own.

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